Gli Unangan, il Popolo Originario, abitavano le isole Aleutine e la penisola dell‘Alaska. Nel XVIII secolo, quando in quelle terre arrivarono i Russi, decisero di cambiare loro il nome. Essi introdussero il termine Aleut, di origine Chukchi o Koryak, che serviva per identificare un popolo dall‘identità alterata dall‘adozione della religione Ortodossa e dai matrimoni delle donne Unangan con uomini Russi. Gli stessi Unangan accettarono la decisione di buon grado. Secondo William Laughlin, un importante archeologo che ha molto lavorato alle isole Aleutine, gli Aleut devono essere considerati i sopravvissuti dell‘inondazione della Beringia, la terra che occupava il mare di Bering, avvenuta circa 10.000 anni or sono. Partita dalle isole centrali delle Aleutine, ad Umnak sono stati trovati reperti risalenti a 8.500 anni fa, questa cultura si è diffusa prima verso est fino a raggiungere la penisola dell‘Alaska circa 3.000 anni fa e successivamente verso occidente fino a colonizzare l‘isola di Attu circa 1.500 anni fa. A causa dell‘impatto devastante con i Russi, ricostruire la storia di questo popolo, risulta molto complesso. Si presume che al momento del contatto ci fossero circa 15.000-18.000 Unangan divisi in gruppi a seconda del dialetto.
Le loro abitazioni venivano chiamate „barabara“ ed erano costituite da uno scheletro di ossa di balena o legno ricoperto da zolle erbose, esse risultavano molto difficili da vedere in quanto si confondevano con il terreno. L‘ingresso era dal tetto, le dimensioni circa 10 x 7 metri e il pavimento si trovava circa un metro al di sotto del livello del suolo.
Il cibo più importante per gli Aleut erano i leoni marini di Steller che, oltre alla carne, fornivano anche una grande varietà di altri prodotti come pelli, corde, olio, attrezzi, ami, suole, contenitori e vestiti. Altri importanti mammiferi marini erano le lontre di mare, le foche e le balene. La caccia alle balene in particolare era un‘attività molto rituale e questo popolo utilizzava per essa una vera e propria „pozione magica“. Gli Aleut, infatti, immergevano la punta dei loro arpioni in una mistura ricavata da alcune piante di Aconito, conosciute per essere molto velenose. Una caratteristica peculiare degli Unanagan è la loro grande abilità nell‘uso delle imbarcazioni di pelle chiamate „baidarka“. I maschi, fin da molto giovani, venivano addestrati a sviluppare la tecnica che gli permettesse di cacciare e governare questi piccoli natanti nelle pericolose acque che circondano le Aleutine. Anche se non esistevano confini formali ciascuna comunità reclamava lo sfruttamento di certe zone con particolari risorse, ad esempio colonie di animali, aree di pesca o spiagge. Quando queste ultime venivano utilizzate da altri Aleut, che non avevano chiesto preventivamente il permesso, essi erano considerati trasgressori; in realtà non succedeva spesso in quando normalmente era sufficiente domandare l‘autorizzazione che veniva accordata senza grossi problemi. Malgrado questa attitudine, episodi di scontri armati erano piuttosto frequenti.

Gli Unangan si opposero fieramente ai Russi e combatterono gli invasori che volevano costringerli a cacciare per loro, ma entro la fine degli anni ‘80 del XVIII secolo furono completamente soggiogati. La loro abilità nella caccia delle lontre in mare aperto diventò subito di cruciale importanza per i mercanti Russi. Furono incorporati nella Compagnia Russo-Americana e mandati a cacciare in tutti gli angoli del territorio in cui la stessa aveva interessi. Parte integrante di questa strategia fu anche lo spostamento di alcuni piccoli gruppi di Aleut alle isole Komandorsky. I primi 17 uomini con le relative famiglie furono portati all‘isola di Bering da Attu nel 1825 a bordo del brigantino „Finlandia“ proprio per cacciare le pelli. Nel 1826, a seguito di un secondo trasporto di Aleut da Attu e Atka, fu fondato il villaggio Nikolskoye sull‘isola Bering e allo stesso modo nel 1828 fu costruito l‘insediamento di Preobrazhenskoye sull‘isola Medniy. Fino a che l‘Alaska non fu venduta agli Stati Uniti insieme con le Aleutine la Compagnia Russo Americana continuò a colonizzare le Komandorsky con Aleut provenienti dall‘isola di Saint Paul nelle Pribilof, da Unalska nelle Aleutine e da capo Zhelty nel sud della Kamchatka. Ad essi si aggiunsero alcune persone provenienti dalle isole Kurili. Il villaggio di Preobrazhenskoye fu abbandonato in pieno periodo Sovietico, negli anni ‘60 del XX secolo, anche se almeno fino ai primi anni del nuovo millennio il sito era occupato da un piccolo contingente militare. L‘isola Medny si trova ad oriente dell‘isola Bering e quindi strategicamente è più importante essendo più vicina al confine con gli Stati Uniti. Nikolskoye è oggi l‘unico insediamento rimasto alle Komandorsky e delle circa 700 anime che ci vivono almeno metà sono di etnia Aleut.

LE MUMMIE E GLI ALEUT
La grande importanza che gli Unangan davano alla morte e allo spirito del deceduto è evidenziata dalle loro pratiche di mummificazione. In alcune grotte situate su di una piccola e remota isola nell‘arcipelago delle Aleutine chiamata Kagamil, sono state ritrovate ben 234 mummie perfettamente conservate.
Secondo alcuni studiosi pare che la pratica fosse tesa a conservare la forza spirituale che risiede in ciascun individuo. Questa forza avrebbe potuto essere utilizzata in futuro da un cacciatore Unangan che avesse visitato la caverna e asportato un pò di carne da una delle mummie, sperando così di essere aiutato durante la caccia, soprattutto quella alla balena. Questa pratica comportava però dei rischi e chi aveva cercato questa energia sarebbe potuto impazzire, ammalarsi, oppure morire presto. Perfino i suoi parenti avrebbero potuto essere danneggiati dalle forze spirituali finalmente libere.
Studi scientifici hanno dimostrato come gli Unangan conoscessero bene l‘anatomia umana. La mummififcazione dipende da due fattori: la disattivazione degli enzimi che distruggono i tessuti e l‘arresto dei microorganismi che decompongono la carne ed i tessuti molli. Entrambe le cose sono favorite dal caldo e dal secco, come ad esempio accade in Egitto. Alle Aleutine il clima è esattamente l‘opposto per cui gli Unangan erano costretti a controllare il processo estraendo gli intestini e inserendo erba secca nella cavità rimasta. Il corpo veniva mantenuto in posizione flessa piegato all‘altezza delle ginocchia. Veniva poi avvolto all‘interno di strati multipli di intestino di leone marino o di foca ai quali si sovrapponevano i vestiti. A questo punto era pronto per la sepoltura nella grotta di solito su di una piattaforma sollevata dal suolo. L‘ultimo segreto era la scelta dell‘antro, che doveva offrire un ambiente caldo e secco. Le Aleutine, con la loro caratteristica attività vulcanica, ospitano molte cavità attraverso le quali il calore sotterraneo viene in superficie, offrendo alle mummie condizioni ottimali per la conservazione. Anche se questa pratica si è tramandata nei secoli fin dai tempi antichi ed è continuata anche dopo i primi contatti con gli Europei, oggi è stata abbandonata.
Molto interessante